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La Masseria

La Masseria La Palombara si estende su 37 ettari di terra a Vasto, in Abruzzo — oliveto, seminativi biologici, bosco, pascolo. A meno di 2 km dal mare Adriatico, tra il colle Selvotta e la contrada Collepizzuto, delimitata per tre quarti dal Fosso San Tommaso.
Dal 1279 a oggi
Questo territorio compare nei documenti storici con il nome di Casale di Salivento già nel 1279, tra i beni feudali di Gentile e Simone Grandinato. Nel 1417 la regina Giovanna II lo ricorda come casale boscoso, da lungo tempo disabitato. La storia recente comincia col recupero dell’azienda agricola di famiglia — biologico certificato, varietà antiche, relazione diretta con chi mangia quello che produciamo.
Il territorio

L’oliveto guarda a nord-est e vede il mare. Cresce su un terreno argilloso su cui crescono sulla, trifoglio, piantaggine. In cima alla masseria, un piccolo bosco con conifere, carrubi e lecci. Il microclima costiero adriatico — brezza marina, salsedine nell’aria, escursioni termiche — influenza direttamente il profilo aromatico dell’olio. Non è riproducibile altrove.
I fondi dell’oliveto
L’oliveto è diviso in parcelle storiche: Avido, Mare, SopraMonte, Piattello, Ingress, La Rogna, File Strette, Oliveto Casa, Dopo la Vigna, Filoni, Olivi Palombare, Cinghiali. Nomi che raccontano la terra — la sua forma, la sua storia, i suoi abitanti.
La biodiversità come scelta

La piantata è mista: Nebbio, Leccino e Gentile di Chieti come varietà principali — autoctone abruzzesi. Accanto a loro, Frantoio, Cucco, Caprina, Pendolino. Nei nuovi impianti, Coratina e Peranzana. La semente di tutti i cereali viene prodotta e riprodotta in azienda ogni anno.
La flora spontanea
In primavera l’oliveto si trasforma. Tra i filari crescono spontaneamente decine di specie che nessuno ha seminato: la veccia selvatica (Vicia narbonensis), l’aglio maggiore (Allium nigrum), la stella di Betlemme (Ornithogalum umbellatum), la barba di becco (Tragopogon pratensis), la pratolina (Bellis perennis), il ravanello selvatico (Raphanus raphanistrum), la cicerchia pisellina (Lathyrus ochrus), la veccia comune (Vicia sativa). Poi il casciateddi — Lotus tetragonolobus, nome in dialetto vastese — la vedovina marittima (Sixalix atropurpurea), erba medica, meliloto e trifoglio pratense.
Tra le specie più rare: l’orchidea maggiore e l’orchidea uomo nudo (Orchis italica), il gladiolo dei campi (Gladiolus italicus), il centonchio azzurro (Lysimachia foemina), la sulla, la malva regina. L’elenco non è mai completo — ogni anno compare qualcosa di nuovo. Non trattiamo il suolo con erbicidi: la flora spontanea è un indicatore di salute, non un problema da risolvere.
Chi abita la Masseria
Nel boschetto in cima vive una famiglia di civette. Durante la trinciatura serale capita di incontrare un barbagianni. In settembre, qualche upupa. Lungo i bordi del fosso, il Colubro d’Esculapio. I cinghiali attraversano i fondi di notte — il fondo Cinghiali prende il nome da loro. I caprioli si fermano ai margini del bosco all’alba. Le api selvatiche colonizzano le cavità degli ulivi più vecchi. Volpi, orbettini, ramarri completano il quadro. La masseria è un ecosistema, non solo un’azienda.
Obiettivo Impatto Positivo
Non coltiviamo biologico per ridurre l’impatto negativo sull’ambiente — un obiettivo che presuppone comunque un danno. L’obiettivo è invertire la direzione: agire positivamente per riparare. Non “impatto zero”, ma azione ecologica riparatrice. Ogni scelta colturale — le varietà antiche, il suolo non trattato con erbicidi, la flora spontanea lasciata crescere tra i filari — è parte di questa logica. La biodiversità non è un effetto collaterale della produzione biologica: è il risultato che misuriamo.
Alessandro La Palombara

Ho studiato sociologia, ho fatto ricerca, ho pubblicato. A un certo punto le domande che portava avanti la ricerca — su cibo, lavoro, comunità, scambio — sembravano richiedere risposte diverse da quelle che si scrivono in un articolo. Coltivare biologico, vendere senza intermediari, fare parte di Campi Aperti: non è una conversione, è la stessa indagine con strumenti diversi.
Vivo a Bologna e conduco la masseria a Vasto. Non è un paradosso — è la realtà di molte aziende agricole familiari del Sud. Significa gestire a distanza, organizzare la raccolta, mantenere i rapporti con i clienti, occuparsi della logistica in prima persona. Quando compri l’olio, parli con chi lo fa.
Sono membro di Campi Aperti Bologna e presente sul GasBo. La consegna in città è gratuita.
