Nell’oliveto di Masseria La Palombara, sulla Costa dei Trabocchi vicino Vasto, le prime drupe entrano in invaiatura: nocciolo indurito. Le giornate restano calde oltre i 30°C e senza piogge in vista, mentre la chioma sente il peso di un’estate adriatica esigente. La mosca olearia è vicina al suo picco stagionale, lo dicono le trappole, e i prossimi dieci giorni restano favorevoli al suo sviluppo: il monitoraggio si è fatto più fitto.
In questi giorni di caldo e piogge assenti, il trattamento del 1° settembre ha portato nell’appezzamento Mare la glicinbetaina, osmolita anti-stress idrico, nella nostra lotta biologica contro Bactrocera oleae. La ricerca sui microrganismi del suolo va nella stessa direzione: i funghi micorrizici arbuscolari possono, suggerisce la letteratura, dimezzare i fertilizzanti chimici e migliorare la tolleranza alla siccità . È lo stesso principio della nostra olivicoltura biologica: nutrire la resilienza della pianta, come la scienza riconosce nel patrimonio di polifenoli e antiossidanti di ogni buon extravergine biologico.
Questa settimana modello e campo raccontano cose diverse: le catture scendono, il calcolo termico dice che la pressione dovrebbe salire. Solo il campionamento delle drupe scioglierà il dubbio. È qui che l’ecosemiotica aiuta: la natura non è un dato oggettivo, ma un dialogo di segni che l’agricoltura tradizionale ha sempre interpretato con umiltà , non con dominio. Masseria La Palombara non produce un olio a formula, ma ascoltando un paesaggio che a volte contraddice le sue previsioni — per questo, su questa Costa dei Trabocchi, il nostro extravergine biologico non potrà mai essere uguale a un altro.
