In questi giorni l’oliveto biologico de La Palombara, sulla costa adriatica di Vasto, vive uno dei momenti più intensi dell’estate: il sole picchia, l’aria è secca, e le drupe più precoci iniziano a indurire il nocciolo. Proprio questo caldo implacabile è, paradossalmente, il miglior alleato del nostro metodo biologico contro la Bactrocera oleae, la mosca olearia: le temperature estreme ne soppiantano lo sviluppo, anche se le prime giornate più miti previste a inizio luglio potrebbero riaprirle una finestra favorevole, e in campo continuiamo a monitorare le trappole con attenzione.
Cosa significa per l’olio che finirà in bottiglia? Le ricerche dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia hanno mostrato che l’oliva non è una vittima passiva: nelle cere della sua buccia si trovano acido oleanolico e acido maslinico, molecole che scoraggiano la mosca dal depositare le uova. È una difesa che nasce dentro il frutto, prima ancora che intervenga l’uomo: il fondamento naturale su cui si costruisce la lotta biologica e la biodiversità dell’oliveto biologico Abruzzo, senza insetticidi di sintesi.
Uno studio condotto in Sicilia ha mostrato che è il terreno stesso, tessitura, escursioni termiche, topografia, a decidere dove la mosca trova casa e dove fatica a insediarsi. Messo insieme alle cere dell’oliva, il quadro si completa: lo stesso terroir che modella le cere protettive del frutto è anche ciò che decide la sua resistenza naturale al parassita. È per questo che l’olio extravergine di oliva biologico di Masseria La Palombara non potrebbe nascere altrove: il paesaggio di Vasto non gli dà solo carattere, gli dà anche la sua difesa.
