Olio Extra Vergine d'Oliva

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Il Casale di Salivento - La Storia Recente

Si usava, al tempo, piantare gli olivi in mezzo alla vigna, cosicché quando la vigna invecchiava, si avevano già degli ulivi in grado di produrre l'olio extravergine d'oliva. Coloro che avevano in concessione i terreni demaniali dalla Università di Vasto ne diventavano proprietari alla fine del ciclo delle vigne, quando il terreno da boscoso diventava oliveto. 

"Nel fascicolo ottocentesco si dice che negli anni 1719-1734 il“Notaro Giuseppe Antonio de Angelis dichiara in varii istrumenti che la consuetudine di affrancar gli oliveti allorché perisce la vigna, ha la forza di legge da tempi immemorabili per concordia ripassata tra i proprietari delle terre e l’Università”."

Non sappiamo se la masseria, che faceva parte del Casale di Salivento, venne affrancata dal Barone Francesco Paolo Cardone in questo modo, ma la pratica era una consuetudine. Ciò che sappiamo è che l'oliveto fu piantato da "Don Ciccio", pittore della scuola di Filippo Palizzi detto "lu matte Cardone", e che fu acquistata da Domenico La Palombara (mio nonno) nel 1937. Originariamente l'accesso alla masseria era dalla vecchia statale 16, ma poi la costruzione dell'A14 ha occupato l'entrata originale, distruggendo le colonne esagonali che erano poste all'inizio del viale di palme che conduceva sul fronte dell'edificio.

 

Don Ciccio Cardone, come mi ha raccontato il vecchio frantoiano Sputore, che a motivo del suo lavoro era bene informato, piantò l'oliveto nel 1889. Molti degli olivi che vi si trovano furono prodotti nel vivaio che questi aveva attrezzato in prossimità di un pozzo posto sulla parte ovest della collina. Anche le numerose cultivar presenti, tra le quali alcune della piantata tipica toscana (come il moraiolo e il frantoio), si devono all'estro del pittore. Lu matte Cardone era famoso anche per non terminare mai i suoi quadri, per lasciare sempre qualcosa di incompiuto un elemento non ancora definito, sfocato, solo abozzato.

Ci furono, e ci sono ancora, anni in cui la coltivazione dell'oliveto, se non fatta  soprattutto con il proprio lavoro, non era redditizia, anzi! E così mio padre, dopo un primo tentativo con esito costoso e improduttivo, trascurò l'oliveto dedicandosi principalmente ai seminativi: più facilmente meccanizzabili. L'oliveto subi anche un incendio, di cui si vedono le tracce, nelle zone in cui le piante di olivo sono più sparse.  

La mia è stata una scommessa nel 1997, quando ho iniziato ad occuparmi personalmente della Masseria La Palombara; un oliveto di 14 ettari, che versava in uno stato di semiabbandono, e un seminativo di circa 7,5 ha.

Fin da subito ho aderito alla lotta integrata, il programma di riduzione dei trattamenti in agricoltura, e iniziato a recuperare il patrimonio olivicolo della masseria ridotto a causa dell'incendio.

Nel 2002 ho iniziato il percorso di certificazione biologica e dal 2005 l'oliveto è certificato da ICEA (ITBIO006 Operatore S726). Nel 2009 è iniziata la conversione totale dell'azienda all'agricoltura biologica e oggi produciamo tutto secondo il metodo biologico.

 

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