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Il Casale di Salivento

divisando vendere questi Casali, ne istituì contrattazione col nobile Filippo Caliortino da Bologna e con Santo Bartolommeo, l'uno abitatore e l'altro cittadino di Guasto Aimone, ed entrambi Sindaci per parte della Università e degli Uomini di questa terra. In effetti Giovanna II gli alienò a pro di Guasto Aimone per ducati seicento di oro, di giusto peso (506).

L'acquisto de Casali, convalidato dalle sanzione de' consecutivi regnanti, schivar non potè le liti di revindica mosse dal Conte, alle quali la Università pose termine mercè il sagrifizio di novello pagamento, come in discorrere di Pennaluce mostrerò. [...] Avea Salventi nel 1740 la estensione di tommola seicento circa, inculte, sterili, frattose per la gran parte, e lavorative per piccola porzione (453). In altri tempi, come nel sestodecimo secolo, le denominazioni di Castiglione e Saliventi erano con molta frequenza adoperate per designare i fondi quivi esistenti (507). Oggi l'agro di questi distrutti casali, passato in altrui proprietà, è in piena coltivazione. (Guarda il libro Storia di Vasto di Luigi Anelli, Osservatore Medico, Napoli, 1838 su google)

Che il Casale di Salivento fosse in stato di abbandono nel 1417 è confermato dagli Atti dell'Intendenza degli Affari Demaniali.

Significamus tibi quod noviter habentes tenentes et possidentes iusteet rationalibiter ac ex iustistitulis atque causi Casalia infrascripta inhabitata memorosa et a longis temporibus ab ipsorum incolis direlicta videlicet Casali Castiglioni quod confinat cum territorio terrenostre Vastiaimonis cum territorio Montis Odorisii et cum territorioVastigisoni et Casali Saliventi de provincia Aprutii citra flumen Piscariequod confinat cum territorio Sancti Salvii et cum territoriis prefatarum Montis Odorisii et Vastiaimonis”. (A.S.CH, Atti dell’Intendenza, Affari Demaniali, Vasto).

Il Casale di Salvento passa nella gestione dell'Università di Vasto e da allora i casali disabitati, un po' per volta sono tornati a produrre. 

"Ha il terreno molto fertile di grano, di Vino, di oglio, e d’ogni sorte di frutti, le melarance ne’ giardini sono tali, che non cedono… quelli di Puglia. Nel luogo dove si dice Vignola ve erano anticamente giardini di Cetri. I fichi vi cominciano da mezzo Giugno, e durano quasi per l’ultimo di Novembre, i più saporiti, che possono trovarsi, affermando tutti che non v’ha luogo almeno in Apruzzo che ne sia tanto copioso. Li fichi chiamati Gentili sono cresciuti à tempi nostri, perché da venticinque anni in quà, ciascuno ha procurato di piantarne e le piante sono quasi tutte venute da un arbore che stava nel giardino di Gio: Tomaso Gennaro a SantaMaria delle Grazie. Chi può contare le sorti delle pere, e delle mele tutte esquisite. Vi sono delle Ciregie d’ogni maniera, e fra l’altre alcune introdotte dal Sig. Marchese di Pescarachiamate la Ciregie d’Ischia, che sono assai più grosse e belle dell’altre. Tra le sorte d’Uve se ne vede una, che fa grappoli maravigliosi crescendo l’acino alla forma di un ovo di colomba, e queste vite sono viste la prima volta nella Vigna di Stefano del Monte hoggi posseduta dagl’Eredi di Gio: BattistaRicci nella contrada di Santo Biagio. Vi è una specie di basilico… guisa di Bietola, bastando, in una testa se ne pong auna fronta sola, e cresce nelle foglie, e nel pedale in guisa che è una meraviglia. Questa sorte di Basilico si vidde la prima volta in casa mia, ne sò come ci capitasse nell’anno...ben mi ricordo del 1638. Vi sono Garofali di molte specie, e tutti bellissimi."  COGECSTRE Penne, 1999 16RISERVA NATURALE REGIONALE GUIDATA PUNTA ADERCI - VASTO

E' probabile che la zona, essendo vicina al tratturo, venisse utilizzata come pascolo comune: il "compascuo".

"con “compascuo" s’intende solamente la comunione del pascolo tra i Cittadini d’una stessa Università, dopo la raccolta delle biade, sopra i rispettivi loro fondi aperti”. Si dice anche che “un tal dritto civico sia così esteso in questo vostro Comune, che tutti i Cittadini compascuino non solamente sopra tutte le terre strettamente prese per demaniali, ma su quelle ancora, che sebbene situate in mezzo al territorio demaniale pure si dicono franche, o libere, che vale lo stesso”.  COGECSTRE Penne, 1999 16RISERVA NATURALE REGIONALE GUIDATA PUNTA ADERCI - VASTO

Si usava, al tempo, piantare le vigne e in mezzo gli olivi , cosicché quando la vigna invecchiava, si avevano già degli ulivi in grado di produrre l'olio extravergine d'oliva. Coloro che avevano in concessione i terreni demaniali dalla Università di Vasto ne diventavano proprietari alla fine del ciclo delle vigne, quando il terreno da boscoso diventava oliveto. 

"Nel fascicolo ottocentesco si dice che negli anni 1719-1734 il“Notaro Giuseppe Antonio de Angelis dichiara in varii istrumenti che la consuetudine di affrancar gli oliveti allorché perisce la vigna, ha la forza di legge da tempi immemorabili per concordia ripassata tra i proprietari delle terre e l’Università”."

Non sappiamo se la masseria, che faceva parte del Casale di Salivento, venne affrancata dal Barone Francesco Paolo Cardone in questo modo, ma la pratica era una consuetudine. Ciò che sappiamo è che l'oliveto fu piantato da "Don Ciccio", pittore della scuola di Filippo Palizzi detto "lu matte Cardone", e che fu acquistata da Domenico La Palombara (mio nonno) nel 1937. Originariamente l'accesso alla masseria era dalla vecchia statale 16, ma poi la costruzione dell'A14 ha occupato l'entrata originale, distruggendo le colonne esagonali che erano poste all'inizio del viale di palme che conduceva sul fronte dell'edificio.

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