Olio Extra Vergine d'Oliva

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C'è della posa nell'olio, cosa devo fare?

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C'è della posa, aiuto! Che faccio? Travaso? Butto via?

Cosa contengono i residui vegetali che si posano sul fondo delle lattine? Quali sono le migliori modalità di conservazione dell'olio extravergine d'oliva? Consigli utili per tutti coloro che hanno acquistato delle lattine d'olio novello.

Buona lettura!!

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Come togliere le macchie d'olio?

Il web è pieno di consigli su come togliere le macchie d'olio dai tessuti.

Se si tratta di una macchia d'olio extravergine fresca, allora per tutti i tessuti (lana, seta, cotone, lino colorato e tessuti sintetici) basta mettere subito del borotalco, se mancasse va bene anche della farina, o  lievito  in polvere. Aspettare almeno un’ora poi spolverare la parte ed eseguire una ricca lavatura passando prima del sapone di Marsiglia a secco sulla parte e poi acqua ben calda (alcuni stirano il capo con il borotalco per aumentare l'assoribimento dell'olio).

Alternativa meno ecologica è usare uno smacchiatore di quelli industriali, che si trovano in tutti i supermercati.

Un secondo metodo molto apprezzato ed efficace prevede il sapone per i piatti. Una goccia di sapone per i piatti e poi strofinare la macchia a secco, se si tratta di una macchia vecchia è meglio inumidire con dell'acqua calda. Dopo il pretrattamento lavare secondo le proprie consuetudini, meglio se in acqua calda.

Altri metodi prevedono l'uso di solventi, ad esempio benzine per smacchiare, trielina, abbinate all'uso di carta assorbente su cui stirare il capo. Ad esempio "sulla lana: tamponare le macchie con trielina o benzina; su tela e raso con trementina, cospargere con polvere assorbente, poi porre il tessuto tra due carte assorbenti e stirare, cambiando carta fino alla scomparsa dell'unto".

 
Tutti i grani tornano a Solina

campi_solina-003---CopiaLa "Solina" è il frumento tenero antico delle montagne abruzzesi che conferisce al pane e alla pasta fresca un sapore ed un profumo inequivocabile.

La Storia

Documenti storici ne attestano la presenza in Abruzzo già nel 1500, citato in alcuni atti notarili di compravendita stipulati presso la Fiera di Lanciano. A fine '700 lo ritroviamo nel libro di Michele Torcia "Pel Paese de' Peligni" dove la "Solina" viene citata come il grano dal quale si ricava "…uno dei migliori pani del Regno (di Napoli)" e ancora "Non dimenticheremo il pane di Popoli che non la cede se non al solo di Teramo in tutta la Monarchia...Il pane a Popoli esce dal grano solino..." Si tratti di un cereale molto antico come emerge in diversi detti popolari "La solina è la mamma di tutti i grani", "…se vuoi fare la farina devi coltivare la solina", “quella di Solina aggiusta tutte le farine”,“Ogni grano torna a solina“, “Se il contadino vuole andare al mulino deve seminare la solina”. 

Pasquale Gravina, nei suoi scritti di botanica (1811-1812), riporta "l'uso di farne pane di eccellente qualità del quale, esclusa la classe povera, si nutre tutto il resto degli abitanti". 

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